





IL MATRIMONIO SEGRETO

Spero per voi che non siate deboli di stomaco o allergici alle soap opera – io non le disdegno, miscelate a altri generi, con un pizzico di stile -, perché l’annuncio che sto per dare vi farà innalzare in circolo, seduta stante, il tasso di zuccheri, colesterolo, trigliceridi e compagnia bella.
“HO DECISO DI METTERE LA TESTA A POSTO E DI SPOSARMI”
Ecco, l’ho detto.
Chi mi conosce potrà intuire che quello mio e di Sabrina non sarà certo un matrimonio sotto l’egida di Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica pur avendo, noi, un gran rispetto per coloro che credono nel sacramento.
La nostra visione laica delle relazioni tra persone adulte ci ha fatti pencolare, da qualche tempo, tra matrimonio civile e PACS. Riguardo a questi ultimi, ferma restando la non equipollenza dei diritti legali con l’istituzione per eccellenza, il dibattito presso l’opinione pubblica è spesso degenerato in propaganda o strumentalizzazione politica e religiosa. Qualche anno fa parlare di coppie di fatto aveva risvegliato paure ancestrali e nello stesso calderone erano stati mischiati ingredienti diversi: coppie di fatto, omosex e pedofili.
Fosse stato per me e per lei, avremmo potuto andare avanti anche così. Il nostro rapporto di coppia, coi suoi alti e bassi – chi è senza peccato scagli la prima pietra! -, veleggia dal lontano 1992, quando ci incontrammo. In quel periodo ero quasi certo che avrei fatto il lupo solitario vita natural durante, nel mio appartamentino in affitto, che quella vita si accordasse con le mie esigenze e interessi. Ma dire mai. Nel 1994 siamo andati a vivere assieme. Fino a oggi abbiamo cambiato casa cinque volte, cambiato banca altrettante volte; acceso tre mutui (due li abbiamo estinti) e adottati tre cani dal canile. Nel 2004 abbiamo perduto il nostro primo figlio al sesto mese di gestazione di Sabrina, per sopraggiunte complicazioni – il piccolo Astrolabio, colui che dimora tra le stelle. Non ne abbiamo più parlato, perché gli impegni quotidiani ci requisiscono sistematicamente, ma credo che entrambi, in cuor nostro, pensiamo ancora a questo bambino mai nato al quale abbiamo dato questo nome curioso, per celebrare la memoria di quanto poteva essere e non è stato. Sempre nel 2004 ci siamo iscritti entrambi a Lettere, indirizzo di Linguaggi e tecniche di scrittura. Gli impegni di lavoro, la nascita di Matteo (dicembre 2005) e ancor più le birichinate notturne di Giacomo (febbraio 2008) ci hanno tenuto lontani dai libri di testo, a una manciata di esami dalla tesi, ma potete scommetterci che tra qualche tempo porteremo a termine anche questo progetto, non appena la cura dei figli sarà meno intensiva. A chi mi chiede qual è l’ingrediente decisivo perché un rapporto a due funzioni, la prima cosa che mi viene in mente è “avere dei progetti in comune”. Domani potrebbe anche andare storta (e qui mi strizzo i paesi bassi), chi può dirlo?, ma se penso al nostro futuro vedo progetti a due (a quattro) da realizzare. Prioritario, ora, è fornire i due omuncoli che scorrazzano per casa di qualche sicurezza. Non ho eredità cospicue da lasciare: case, patrimoni, cenotafi, emittenti private, giornali, società quotate in borsa. Al massimo posso mettere in palio un appartamentino di 80 metri quadrati in centro (gravato di mutuo ancora per qualche annetto!), un buon numero di libri, di raccolte di fumetti e una Fender Anniversary Stratocaster del 1979 – se non riesco a piazzarla su e-bay. Sì, insomma, dovranno rimboccarsi le maniche perché da me non sentiranno la fatidica frase: “Figliolo, tutto questo un giorno sarà tuo”, ma per quanto ci riguarda io e la Sabry cercheremo di essere “i migliori in quello che facciamo” (questa l’ho presa in prestito da Wolverine), di fare quanto è possibile in questo tempo e in questo spazio.
Mi fermo per non sbrodolare altro, e ritorno al motivo conduttore. Ci sposiamo in sala degli Stucchi, Palazzo Trissino, corso Palladio 98 il prossimo 27 giugno, alle ore 11.30. Se passate da quelle parti non faccio il miope e fingo di non vedervi ma vengo a stringervi la mano. Ministro del culto: il sindaco, o qualche assessore in sua vece. Poi faremo un pranzo in famiglia, più o meno sedici invitati: i parents, le mie sorelle e i rispettivi partners, la sorella di Sabrina col marito, i nipotini. Con gli amici ci si vede, prima o dopo la data fatidica, per un giro di birre al bar.
Pensando allo spirito col quale ho vissuto finora e col quale transiterò per l’istituzione matrimoniale, non riesco a togliermi dalla mente le parole di una canzone di Sting, tratta da “Nothing like the sun”, che riconduce l’essenza del matrimonio a un patto privato, a una promessa di primigenia condivisione che basta a se stessa, se non ci fossero ulteriori sovrastrutture:
The Secret Marriage
No earthly church has ever blessed our union
No state has ever granted us permission
No family bond has ever made us two
No company has ever earned commission
No debt was paid no dowry to be gained
No treaty over border land or power
No semblance of the world outside remained
To stain the beauty of this nuptial hour
The secret marriage vow is never spoken
The secret marriage never can be broken
No flowers on the alter
No white veil in your hair
No maiden dress to altar
No bible oath to swear
The secret marriage vow is never spoken
The secret marriage never can be broken
Il matrimonio segreto
Nessuna chiesa terrestre ha mai benedetto la nostra unione
Nessuno stato ci ha mai dato il permesso
Nessun legame familiare ci ha mai uniti
Nessuna ditta ha mai intascato la commissione
Nessun debito fu pagato nessuna dote da guadagnare
Nessun trattato su paesi confinanti o potere
Nessuna apparenza del mondo di fuori
Rimasto per disonorare la bellezza di quest’ora nuziale
Il voto del matrimonio segreto non è mai stato pronunciato
Il matrimonio segreto non potrà mai essere rotto
Nessun fiore sull’altare
Nessun velo bianco sui tuoi capelli
Nessun vestito da damigella da ritoccare
Nessun giuramento sulla Bibbia da fare
Il voto del matrimonio segreto non è mai stato pronunciato
Il matrimonio segreto non potrà mai essere rotto
Cristiano Cavina mi stringe la mano, ma ricambio lo sguardo solo per un istante. Sono attratto dalla t-shirt rossa fiammante che fa capolino dal giubbotto in jeans, sbottonato a metà. Una saetta gialla. Il costume di Flash. Per me è come andare a nozze. Così iniziamo a conversare dei nostri eroi preferiti, tra DC Comics e Marvel.














