martedì, maggio 27, 2008

Lapsus_cover

LAPSUS
Flavio Pagani
(I sognatori, 2008)

 

di alberto carollo



 

Quando il recensore fatica non poco a collocare il libro di un autore che ha da poco terminato di leggere, è facile il ricorso a categorie di genere, di stile, di comparazione con autori già consolidati e di ampia fruizione, nel tentativo – spesso posticcio – di rassicurarsi, in primis per chi scrive, e di agevolare  l’avvicinamento (o favorirne l’acquisto in certi casi, se guardiamo la faccenda dal mero punto di vista del mercato) al lettore curioso e dubbioso insieme.

Accade perciò che nel caso dell’opera prima di Flavio Pagani, Lapsus (I sognatori, pagg. 200, Euro 10,90) noi si proceda a tentoni, appoggiandoci alle grucce del catalogo del suo editore, e si finisca per etichettarlo sommariamente come “romanzo surreale”. Potremmo altresì avvicinarlo a autori che bene o male hanno costituito parte integrante del bagaglio di letture del nostro scrittore di origine ticinese, classe 1967, attualmente gravitante tra Pavia e Milano, ma gli renderemmo giustizia? In effetti in Pagani, per utilizzare una metafora gastronomica, c’è un miscuglio di ingredienti: qualche etto di Omero, un pizzico di Calvino e di Rodari, una spennellata di Benni e Pennac, una grattugiata di Queneau, Salgari a tocchetti, e ancora aromi di Verne, Ende, di Carroll e qualche altro ingrediente misterioso per il quale potremmo anche indire un concorso. Ma se noi presentassimo questa ricetta a una decina di cuochi è probabile che ci presenterebbero altrettante pietanze dai gusti più diversi. E allora diciamocelo chiaro e tondo: Pagani è Pagani e nulla più.

Arrivare a questa conclusione non mi ha comunque facilitato il compito – neanche di un millesimo – di presentare come si conviene questo romanzo. Se di romanzo si tratta. Certo, perché anche il canone consolidato del romanzo sembra stare stretto a questo lavoro, per il quale sarebbe forse più consono parlare di ipertesto. Sebbene non apertamente cervellotico e sperimentale come alcuni classici della scuola francese (vedi Perec, tanto per dirne uno), Lapsus scardina i binari del romanzo convenzionale presentandosi come un’opera a tasselli, di godibile lettura, nei confronti della quale risulta pericolosa l’azione di volerla scomporre nei suoi elementi costitutivi. Se dovessimo guardare al suo intreccio, potremmo cercare di seguire la storyline recitata dal sottotitolo: “Il romanzo di un favoliere che mozza una testa e di un investigatore che gli dà la caccia”. Ma il poliziesco è solo uno dei tanti registri che connotano la vicenda di questo “cantafavole”, un marionettista che si mette nei guai ed è costretto a fuggire da una grigia e congestionata metropoli e darsi a una coatta latitanza nel Borneo, dove difficilmente potrà rifugiarsi nelle sue favole e sarà costretto a infilarsi in improbabili e complicate situazioni, braccato dal potente Costantino Cresonte e dal cocciuto ispettore Bossettoni. Qui le invenzioni del nostro autore dilagano, l’immaginazione si fa torrenziale e trita e spezzetta storie, aneddoti, vicende e situazioni in un pastiche di generi e stili: romanzo d’avventura, racconto gotico, denuncia sociale, fiaba per bambini, fiaba nera per adulti, fumetto, allegoria e parodia, gag, ecologia e politica, gioco linguistico e/o figurativo e chi più ne ha più ne metta. Pagani non ha complessi e non presenta soggezione nei confronti dell’aggiornamento della vicenda omerica che ci ha donato Joyce a puntello del Novecento. Pagani ci fornisce la sua versione più recente di questo Ulisse male in arnese che ritorna a Itaca e circuisce a distanza moglie e figlia con l’intento di riconquistarne l’amore, e ce la rende credibile mischiando vita e letteratura, mettendo a frutto le esperienze di mille lavori per sbarcare il lunario (animatore per bambini, giardiniere, dog-sitter, lavapiatti, cavia-umana, insegnante d’italiano per stranieri, cinefilo ecc…) e di altrettante eterogenee frequentazioni umane e territoriali. Il materiale di questo testo è magmatico; per ammissione dello stesso autore molte pagine di Lapsus sono in seguito confluite in quello che sarà il suo prossimo romanzo. E c’è da credergli: lo dimostra questa struttura aperta, sorta di tessuto connettivo dove allignano numerose cellule, e ogni cellula fa storia a sé: basterebbe citare la storia del signore con la coppola o quella del regno diurno – una Metropolis brulicante di attività meccaniche dove è bandito il sogno.

A ordinare il tutto questa capacità di Pagani di (ri)proporsi come un cantastorie, come un ricercatore di meraviglie. Perché l’alchimia di un libro come Lapsus – solare, apollineo – risiede nella capacità del lettore di disporsi ad ascoltare una nuova fiaba, anche se essa ci riverbera gli echi di una quotidianità spesso sinistra e sconcertante. A Pagani, invece, spetta il compito di concretizzare con le parole il manifesto della sua poetica, eloquente nell’epigrafe al Terzo Atto:
“Si lamentò con la madre della assenza di eccezionalità nella loro vita. La mamma annuì: 'E’ vero, non c’è niente di straordinario, nemmeno nel frigorifero!' Quel giorno la madre mandò la figlia a fare la spesa. 'Compra un pacchetto di dolcezza, un barattolo d’immaginazione e, se sono scontati, due confezioni di meraviglia!'”.

postato da: cigale alle ore 15:51 | link | commenti (3)
categorie: recensioni

Commenti
#1   28 Maggio 2008 - 00:30
 
Recensire "Lapsus" a quanto pare è stata un 'impresa anche per te Cigale, ma devo dire che ne valeva la pena visto il risultato, a mio parere, più che convincente.Franco
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente uskaralis07

#2   09 Giugno 2008 - 16:11
 
Grazie di cuore, Alberto, e un affettuoso abbraccio a te e alla tua bella famiglia; sottintendendo le mie felicitazioni per il tuo impeccabile stile di recensore.
Grazia
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Gardenia

#3   13 Giugno 2008 - 23:33
 
Ciao, caro Alberto.
Sinceramente non ho letto le tue recensioni ma ci tengo a lasciarti un saluto speciale e un abbraccio a Sabrina e ai bimbi! Com'è la vita in quattro?... :)
A presto, spero!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Lira

Commenti